IGOR MITORAJ: SE L’ARCHEOLOGIA “FLIRTA” CON L’ARTE CONTEMPORANEA

eventi & iniziative, punto di vista

Nel V sec a.C. L’anima era ancora un progetto confuso.

Spiazza, stupisce. A tratti, commuove la poetica scultorea di Igor Mitoraj specialmente se adagiata nello straordinario scenario di uno dei siti archeologici più rappresentativi della civiltà greca classica.

Non è immediato per occhi poco attenti comprendere il linguaggio evitando di cadere nella trappola mentale dell’apparente classicismo.

Basta fermarsi un attimo, lasciarsi travolgere dai giochi prospettici ed osservare le opere nei dettagli, nella posizione, nel travolgente flirt con le radici della nostra storia. E’ una narrazione che arriva al sangue.

I templi sono la voce, Mitoraj ne ha disegnato l’eco.

E’ tutta qui la modernità di questo artista: una sorta di viaggio esoterico che ritrova il passato come fonte per il presente e lo proietta nel futuro. Le ferite del tempo, il volo interrotto di Icaro, un Icaro fin troppo simile all’uomo moderno, il volto sensuale di Eros che sfida la potenza architettonica del tempio di Zeus, la testa dagli occhi bendati, monito preciso ad una civiltà cieca senza direzione. L’affetto, quello autentico, tra gli Hermanos (i fratelli) che giacciono ai piedi del tempio di Giunone.

Frammenti titanici di una dimensione mitica, le opere di Mitoraj, possenti e inquietanti, nella loro aura apocalittica, riflettono la situazione dell’uomo contemporaneo, le sue fratture, la sua perdita d’identità, i drammi quotidiani che lo circondano. Sono l’espressione della vita che viviamo tutti. Il nostro essere “screpolati”. Si lascia la valle dei templi Ancora attraversati dall’energia che scorre tra la sacralità del luogo e la poesia dei titani.

Mentre sullo sfondo, tra gli alberi, riaffiora lo scempio edilizio di Agrigento, un Dedalo affranto ci saluta ricordandoci che la civiltà tramontata non è quella greca, che invece batte ancora.

Pierluigi Gammeri

LA MOSTRA RESTERA’ FRUIBILE FINO A TUTTO IL MESE DI NOVEMBRE.

 



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