FIORISCE A BROLO IL GIARDINO DEI MELOGRANI, DI PIERLUIGI GAMMERI

eventi & iniziative, punto di vista

FONTE: SCOMUNICANDO.IT

 

Una serata d’inizio settembre, con il sole che non vuol ancor calare all’orizzonte, un luogo inedito, ritrovato, “la loggia dei poeti”, che lo stesso Pierluigi ha progettato qualche anno fa e che l’amministrazione locale ha , con la Sak be,dedicato a Peppino Impastato; tanta gente: amici, vecchi professori, compagni di sogni…. lì, tutti attenti e ràpiti, a seguire la lettura di poesie che tagliano l’anima che entrano dentro, che evocano immagini, sapori, odori, struggente malinconia, amori mai sopiti, in-quiete inquietudini, che  rinverdiscono stati d’animo di adolscenti passioni.

Una serata, quella vissuta a Brolo dedicata alla “bellezza”, quella che, attraverso la ricerca della parola, viene letta e vista

dall’anima, non quindi solo quella estetica;

una serata dedicata  al segno e al disegno, elementi che guardano dentro, che vanno “oltre” che guardano “altro”.

E che con Vittoria, pittrice ed attenta osservatrice dell’anima, e Pierluigi, architetto di poesie, si sono uniti in un  afflatoperfetto.

 

Così si è snodata una serata piacevolmente “leggera”, ma ricca di contenuti.

Dove alla fine tutti sono stati e si sono sentiti protagonisti, anche semplicemente ascoltando.

Dicevamo un luogo simbolo.

La “loggia dei poeti”, uno spazio conquistato, al centro del lungomare di Brolo.

Un inedito teatro con i suoi cubi che diventano palcoscenico, la sua barra di ferro che ricorda il “viaggio”, un binario che segnò la vita di Peppino Impastato ma non ha fermato il suo entusiasmo la sua voglia “attraverso la parola” di continuare a vivere e dire.

Così, lì, Pierluigi ha voluto presentare il suo libro. Il secondo nella sezione spazio-tempo.

Un libro unico, speciale, numerato, diverso a se stesso, sempre.

E non solo perché ogni volta che si legge  un libro questo diventa una nuova esperienza parchè si somma a nuove esperienze e si unisce a stati d’animo inediti, ma “unico” anche nel suo contesto grafico-editoriale, e non solo.

Un libro, bianco, essenziale, estericamente pulito, minimalista. Numerato, quasi un’opera d’arte; con disegni diversi, che cadono causalmente nell’intercalare delle pagine… con una personalizzazione della copertina, e che nella versione definitiva avrà anche un “rilievo” palpabile, quasi un cheloide sull’anima.

Un libro che diventa pezzo raro, da conservare,  leggere e rileggere, arricchito da poesie che diventano un filo conduttore evocativo di passaggi e paesaggi di vita.

A parlare per prima è Maria Ricciardello, l’assessore alla cultura di Brolo, emozionata e consapevole del ruolo che un’amministrazione attenta ha quando si pone a confronto con i giovani.

Consapevole delle tante svolte che il paese attraverso i giovani sta vivendo.

Poi  l’intervento, in più riprese, di Marinella Lo Iacono, professoressa al liceo di Pierluigi, che ha scritto la prefazione del volume, una vera lirica tra le poesie di Gammeri.

Nel mezzo Sara Marino Merlo, autrice di una critica, sull’amico-poeta, che esalta la bellezza.

“Una delle cose più difficili da fare, oggigiorno, è parlare di bellezza. -scrive la Marino – Forse perché è così difficile parlarne che spesso neanche gli innamorati ci riescono. Allora si rimane in silenzio e a volte, dal silenzio, dalla solitudine, dalla sensibilità rara di chi sa ancora fermarsi ad osservare, nasce la poesia”.

Ed ancora  c’è l’intervento dell’autrice dei disegni Vittoria Cafarella che tratteggia l’essenziale dell’estetica, del culto del bello, di come ci si sofferma e si “parli” di fronte alla bellezza, anche quella che viene ispirata da un disegno che guarda a forme desuete, morbide, diverse, fuori dai luoghi comuni.

E poi Salvo Messina, il sindaco di Brolo e Nino Armenio l’editore che ha pubblicato questa raccolta dal titolo semplice e suggestivo  “Il giardino dei melograni”, dove Pierluigi Gammeri descrive, nell’essenzialità dei versi, la “reazione”- sua, ma condivisibile –  ad una realtà disattenta che non cerca la bellezza.

Che parla del “diverso”, osteggiato per la sua sensibilità in un mondo omogeneizzato.

Anche per questo il libro è “diverso” a se stesso e non nsolo nella sua veste grafica. E’ un inno alla non catalogazione.

Una lettura ricca di spunti – ed è lo stesso autore a leggere una serie di brevi liriche – che parlano della “solitudine bianca”, rimandano alla “ compagnia di un sorso di vino”, tratteggiando quel “desiderio di allontanarsi da un mondo soggiogato da “profeti del nulla”, e che ci mette alla ricerca del “nettare dell’abbandono” “dentro una stanza di cristallo spalancata sul vuoto delle costellazioni”.

Un libro che va “oltre”, da non definire pessimista, come potrebbe apparire; che ci regala un linguaggio dove la parola diventa “scelta”, riflessione, osservazione, studio sopratutto quando si pone alla ricerca di quel “fiore che resiste alla barbarie”con la  consapevolezza che “da un letto di cenere la primavera germoglia” forse alimentata da “un pianto jazz”.

Dunque come scrive Sara: “Non si tratta di una resa. Tra i versi, s’intravede la speranza, che è diversità e possibilità di cambiamento”.

Un “giardino” quello di Pierluigi  che non è quello degli “ulivi” o la spianata del “golgota”, ma quello zeppo di melograni, simbolo di prosperità che conterrebbe, secondo le antiche simbologie, 613 semi, che come altrettante perle sono le 613 prescrizioni scritte nellaTorah, osservando le quali si ha certezza di tenere un comportamento saggio ed equo.

Il Melograno, appunto, simbolo di produttività, ricchezza e fertilità. che è il frutto dell’Albero della Vita del “Giardino dell’Eden”.

Ecco il  “fiore che resiste alla barbarie”.

Rammentando la serata, condotta da Massimo Scaffidi, non si può non citare quanto detto ancora da Marinella Lo Iacono che parlando di Pierluigi “giovane poeta, garbato e sensibile” aggiunge che è legata all’autore da “un’antica complice, indimenticata abitudine di “naufragare” e annegare “dolcemente” nel mare della creazione poetica”.

Parlando delle poesie, la professoressa, aggiunge “sono “le memorie di un ragazzo perbene”.

Un luogo  dove l’autore fa l’inventario dei segni e scandaglia con pudico tremore le emozioni concludendo il suo percorso con un compiaciuto corteggiamento ortisiano alla morte che “l’ultima ora sarà un silenzio che non mi appartiene l’ultimo istante sarà la più amara delle risate”.

Il libro viaggia su quattro momenti, “respiri di un animo romantico decadente, con i testi fortemente interiorizzati, che fluiscono nitidi attraverso immagini e memorie “leggere e vaganti” regalando al lettore un distillato dolceamaro della vita di un ragazzo che soffre e ama con intensità.”

E continuando afferm Marinella: “Pierluigi ci conduce attraverso un percorso semionirico in un mondo che annoda il filo degli avvenimenti tra passato, presente e futuro in modo schivo e verecondo”.

Per comprendere meglio gli scritti, privi di punteggiarla, in quanto “i respiri sono le pause dell’anima”, la chiave di lettura , suggerisce la Lo Iacono “sta forse racchiusa nell’iniziale citazione lucidamente folle di Friedrich Nietzsche,  tale password  ci permette di addentrarci e annidarci tra le pieghe più nascoste delle parole che offrono in continuazione emozioni vibranti di inebrianti  malinconie e  sprezzanti  disincantati sorrisi  ricchi di  dignitas e di pietas”.

La citazione è quella celebre “L’uomo è una corda tesa fra l’animale e il superuomo, una corda sopra un abisso”.

In questo passo dello Zarathustra Nietzsche ci presenta la figura del superuomo che egli definisce “il vero senso della terra”, il “nuovo Dioniso”. E aggiungeremmo “sono un annunciatore del fulmine, sono una di quelle gocce che cadono dalla nube: quel fulmine si chiama Superuomo” che qui ben veste i panni della Poesia.

Una splendida serata “nonostante il caos” avrebbe commentato Pierluigi, mentre Nadia Impalà , attorniata dai ragazzi della Sak-be, suonava al pianoforte il  commento gentile di chiusra dell’evento.

Massimo Scaffidi Militone

Be Sociable, Share!



Comments are closed.

Torna su







Sak Be Associazione - P.IVA 02999190834