L’Italia sono anch’io: educare alla cittadinanza

punto di vista

Parlare di diritti significa affrontare questioni delicatissime, perché vuol dire parlare di persone. Allora non vengono in rilievo soltanto i diritti della persona, ma tutti i principi che costituiscono (o dovrebbero costituire) il fondamento basale della società e, in particolare, di una società che riconosca la centralità della persona.

Il labirinto di riferimenti normativi e dichiarazioni di principi può rivelarsi quanto mai insidioso ed a volte far smarrire, senza possibilità di recupero, la via principale. La necessità di una guida si rende dunque quanto mai pressante e sebbene apparentemente sia difficile da identificare, essa è lì da decenni, fissa nella rigidità del suo “nocciolo duro” di principi alti ed inviolabili. Parlando di diritti e di persone, non possiamo non riferirci alla Costituzione.

L’art. 3 stabilisce il principio d’uguaglianza formale e sostanziale, dovendosi lo Stato impegnare nel rimuovere gli ostacoli che ne impediscono il pieno raggiungimento. Nei confronti di milioni di stranieri questo principio è disatteso.

La percentuale di persone di origine straniera che oggi vive in Italia è pari all’8% dell’intera popolazione. Di questi, un quinto sono bambini e ragazzi.

Nati per la maggior parte nel nostro Paese, si vedono riconosciuto il diritto a chiedere la cittadinanza italiana soltanto al raggiungimento della maggiore età. Insieme alle loro famiglie, si trovano innanzi solo barriere insormontabili ed ingiustificate: prima fra tutte, quella odiosa del pregiudizio, fonte di discriminazione, disuguaglianza e persecuzioni.

L’inadeguatezza delle istituzioni si è palesata nelle enormi lacune normative. L’inadeguatezza della società, nel disinteresse. L’Italia ha fatto da palcoscenico alla tragedia del mare che la bagna, speranza e sventura dei popoli migranti. Una parte d’Italia si è resa protagonista di una tragedia ideologica, contro ogni affermazione di uguaglianza e solidarietà, propugnando la politica del respingimento ed alimentando spinte xenofobe.

A partire dal mese di settembre, è iniziata, nel nostro Paese, la raccolta firme per portare in Parlamento due proposte di legge di iniziativa popolare per i diritti di cittadinanza ed il diritto di voto. La campagna “l’Italia sono anch’io” è stata promossa da una nutrita schiera di organizzazioni tra cui Acli, Caritas, Fondazione Migrantes, Centro Astalli, Arci, Asgi (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione), Emmaus Italia, Federazione delle Chiese evangeliche, Lunaria, Razzismo Brutta Storia, Rete G2 (Seconde Generazioni), Sei Ugl, la Tavola della Pace, Terra del Fuoco, l’editore Carlo Feltrinelli e il sindaco di Reggio Emilia, presidente del comitato proponente.

Le due proposte di legge vogliono innanzitutto attribuire un ruolo di primario rilievo allo jus soli , cioè al diritto di acquisire la cittadinanza in base al luogo in cui si nasce e non in base alla discendenza di sangue. La cittadinanza viene a definirsi quale diritto soggettivo e legittima aspirazione delle persone a partecipare a pieno titolo alla vita della comunità e della città, dopo un periodo di soggiorno legale sul territorio ed in tempi ragionevoli. Inoltre, attraverso il riconoscimento del diritto di voto amministrativo per chi risiede per un periodo congruo ( 5 anni ), si elimina un’ingiustizia che rischia di minare il principio del suffragio universale a livello territoriale.

Anche l’associazione di promozione culturale circolo ARCI Sak Be fornisce il proprio contributo alla campagna.

Si è già svolta una giornata di raccolta firme, ma l’attività di sensibilizzazione continuerà nelle settimane successive.

L’uguaglianza è realizzabile e l’abbattimento dei pregiudizi è possibile. Occorrono l’attenzione e la partecipazione di tutti per realizzare una società “giusta”.

Bisogna “educare alla cittadinanza”.

Sara Marino Merlo

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