UN TE AL CAFFE’ GALANTE PER PARLARE DI BELLEZZA

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Si è svolta sabato pomeriggio presso l’Antico Caffé Letterario Galante di Patti, la presentazione del libro di poesie “Il Giardino dei melograni” di Pierluigi Gammeri con la contemporanea esposizione delle stampe di Vittora Cafarella. A partire dalle ore 17.30, presso lo storico ritrovo pattese, le Associazioni NoveMaggio e Unione degli Studenti hanno voluto regalare al pubblico un pomeriggio di intimità e riflessione insieme all’autore stesso, all’artista Vittoria Cafarella, che ha realizzato le immagini presenti nella pubblicazione, ed alla Prof.ssa Marinella Loiacono, che ha scritto la prefazione del libro.

L’incontro, moderato da Sebastian Recupero, si è svolto nella formula, apprezzatissima, del “Té letteraio”. Le associazioni hanno infatti offerto a tutti i convenuti una tazza di té con biscotti da gustare mentre si discuteva di poesia, di arte, di sentimenti, di vita, di morte, di assenza, di presenza, di prospettive future.

“Questo libro – ha spiegato Gammeri – è un po’ la voglia di ricercare l’essenza, di rimettere insieme le carte’, di utilizzare un linguaggio essenziale, senza elementi formali, come ad esempio la punteggiatura, del tutto assente”.

Interrogato a più riprese, il giovane autore, ha raccontato al pubblico di come ha pensato e poi ha realizzato questo lavoro, e di come l’inclusione dei lavori di Vittoria Cafarella – immagini che raffigurano il corpo femminile nella sua “essenziale pienezza”, al netto di sofisticazioni, edulcorazioni o drammatizzazioni, nella sua intima semplicità – non sono stati dettati dal caso, né risultano essere semplici riempitivi, ma richiamano la femminilità ed anche la maternità, che si inseriscono tra le immagini chiave di questa pubblicazione. Ma la vera sinergia tra i due lavori deriva certamente dal medesimo procedimento utilizzato da Pierluigi e da Vittoria: ovvero la semplificazione e la restituzione delle immagini ad una nudità coloratissima.

Alla domanda: “cos’è la poesia?” l’autore secco risponde: “ è l’illusione di aver trovato le parole giuste” e poi aggiunge “..l’illusione, a volte, di aver trovato un cassetto per le parole non dette, le lettere mai spedite, gli sguardi mai dati.. insomma.. la sensazione effimera di aver colmato un vuoto” e continua “ ..a volte è un pugno allo stomaco, a volte è la denuncia dello scandalo di un mondo senza poesia, a volte e solo voglia di andare via per un momento”

A chi gli chiede: “quanto c’è del tuo passato in questo libro?” lui risponde: “quelle di ieri sono gocce che conservo con tenerezza, tutte, senza distinzione. Anche quelle che hanno fatto un po male. La distanza offre agli occhi una luce diversa. In questo senso, forse, ci sono delle tracce.“

I temi marcati nei versi, brevi e intensi, sono stati esposti dal giovane brolese anche sotto la spinta di una professoressa Lo Iacono realmente trasportata, che di volta in volta non ha perso l’occasione per attenzionare una poesia e farla leggere all’autore. Dalla vita alla morte, dall’impossibilità di essere, di fare o di capire, all’amore sommerso e profondo, per la vita, in fin dei conti, così com’è, se pur tormentata… ecco alcune delle tematiche che si possono incontrare in questo viaggio.

Un libro intriso di decadentismo, di immagini senza speranza, di vuoto, di righe mancanti… un libro carico, pieno. Ben fatto.

E così, in una sala assorta e partecipe, in un luogo che, in un passato vicinissimo – un passato che sta proprio dentro ognuno di noi e dentro quello che ognuno di noi è riuscito ad essere oggi – ha fatto da teatro ad incontri tra Pugliatti, Saggio, Mancuso, e persino Salvatore Quasimodo, e con la visuale sempre rivolta sull’angolo dove questi grandi confabulavano o semplicemente giocavano, si è creato l’ennesimo momento di vita, di cultura, di sentimenti e di contrasti, destinato ad rimanere un piccolo tassello, anche lui, della storia dei luoghi e dell’umanità, anche quando la tazza del té ormai è vuota.

SEBASTIAN   RECUPERO


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