Acqua Pubblica – In nome della coerenza, l“obbedienza civile”

eventi & iniziative, punto di vista

A distanza di mesi dal successo referendario, in un clima politico totalmente mutato e col peso di una crisi sempre più gravoso, il principio secondo cui sull’acqua non deve farsi profitto è caduto nell’oblio, causa la mancata attuazione della volontà popolare resasi palese per mezzo dell’esito favorevole del voto dello scorso giugno.

I movimenti per l’acqua pubblica che hanno profuso il proprio impegno durante la campagna referendaria, sono dunque nuovamente in fermento.

Come in tutta Italia, anche a Brolo, si è svolto un importante incontro aperto alle amministrazioni del territorio nebroideo, alle associazioni ed ai partiti che nella primavera scorsa hanno contribuito a sensibilizzare i cittadini a dire no alla privatizzazione dell’acqua, nonché alla società civile, che con una percentuale estremamente chiara si è pronunciata a favore dell’acqua pubblica.

Obiettivo dell’incontro quello di porre nuovamente al centro dell’attenzione la problematica relativa alla privatizzazione di un bene primario, simbolo della battaglia per la vivibilità.

Sancita ufficialmente la vittoria referendaria, è stata abrogata la norma che consentiva ai gestori di caricare sulle bollette degli utenti anche la componente della “remunerazione del capitale investito, pari al 7% della sommatoria degli investimenti effettuati nel periodo di affidamento al netto degli ammortamenti che, nella generalità dei casi, incide sulle bollette per una percentuale che oscilla, a seconda del gestore, fra il 10% e il 20%.

Il principio per cui non si deve lucrare sull’acqua non è stato ad oggi rispettato: a distanza di alcuni mesi, risulta che, in tutto il territorio nazionale, nessun gestore abbia applicato la normativa diminuendo le tariffe del servizio idrico. In altre parole tutti i gestori del servizio idrico italiano hanno ignorato con pretestuose argomentazioni l’esito referendario.

Dopo aver chiesto partecipazione alla società civile, adesso ciò che si rivendica, è la coerenza.

Il richiamo alla coerenza è rivolto tanto ai sindaci, affinché rispettino le delibere già approvate, quanto alle forze politiche che hanno appoggiato il movimento a favore dell’acqua pubblica.

Tale manifestazione di coerenza, si tradurrebbe in effettiva e profonda vicinanza della politica ai cittadini.

Ciò che viene rivendicato è, innanzitutto, la possibilità per le singole amministrazioni comunali di investire direttamente i finanziamenti.

La struttura finanziaria della società in house, infatti, manifesta una problematica attinente il capitale sociale che non deve essere sottovalutata: sebbene esso sia di natura pubblica, verrebbe in realtà utilizzato quale capitale privato, secondo le regole di una vera e propria s.p.a.

Si mette altresì in evidenza come una centralizzazione dell’acqua sia inammissibile; sarebbe piuttosto opportuno un sistema che garantisca una gestione efficiente e che sia effettivamente in grado di recepire le istanze legate ad un determinato territorio tenuto conto delle sue peculiarità. Parimenti, è necessaria l’attuazione di un accurato controllo sulle tariffe.

Questi aspetti debbono essere presentati all’attenzione del governo regionale, affinché venga realizzato quanto espresso da quest’ultimo in merito alla vicenda referendaria: il bisogno di andare oltre ogni slogan è oggi più pressante che mai, per questo occorre far appello ad una mobilitazione caratterizzata dal requisito della continuità e che coinvolga i sindaci, i partiti, i movimenti, la società civile tutta.

Questo percorso deve sfociare materialmente in una “Carta dei beni comuni”, oggetto dell’assemblea regionale dei movimenti per l’acqua che si terrà il prossimo 18 febbraio a Pergusa.

Su tutto il territorio nazionale è stata quindi intrapresa una campagna di “obbedienza civile”: non si tratta, infatti, di disobbedire alla legge, quanto di obbedire alle leggi in vigore, così come modificati dai quesiti referendari.

E’ un atto “rivoluzionario” in un contesto in cui l’osservanza delle regole ed il senso della giustizia sono ormai valori in disuso.

Impegnarsi per il rispetto del proprio voto, significa par rispettare la volontarietà delle scelte di ognuno. Per tale motivo, il rispetto del referendum si traduce in rispetto del principio democratico.

 Sara Marino Merlo

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