“L’Italia sono anch’io”:certi diritti sono di tutti

comunicati, dall'ARCI

A breve, scadrà il termine utile per la raccolta firme de “L’Italia sono anch’io”, la campagna a favore della concessione dei diritti di cittadinanza e di voto agli immigrati regolari che vivono sul territorio italiano e del riconoscimento della cittadinanza in base allo ius soli. Sin dall’inizio di questo percorso di sensibilizzazione, si è inteso mettere in evidenza come una simile sottoscrizione equivalga ad un gesto di civiltà, che assume un significato ancor più pregnante in un Paese come il nostro, ove le questioni “accoglienza” ed “integrazione” hanno ripetutamente acceso il dibattito catturando l’attenzione dell’opinione pubblica e dando vita a problematiche di natura politica che, regolarmente, sono sfociate in proposte di legge o, peggio ancora, in leggi chiaramente alimentate da uno spirito xenofobo.

Non dobbiamo dimenticare chi siamo ed il luogo in cui viviamo.

Siamo un popolo di migranti, fragile come valige di cartone: lo siamo non solo nel passato fatto di racconti nostalgici e foto ingiallite; lo siamo anche se consideriamo il presente e ci volgiamo al futuro. La crisi che oggi il ceto medio sente pressare sulla propria esistenza, sulle proprie aspirazioni e sulla voglia di realizzazione, sta facendo maturare in molti il desiderio di partire in cerca di una qualche sicurezza.

Non possiamo dimenticarci del luogo in cui viviamo. Ci bagna un mare inclemente con le speranze di chi lascia i propri affetti per andare incontro ad uno sfruttamento non solo di natura lavorativa, ma che il più delle volte si sostanzia in un sfruttamento impietoso di intelligenze e saperi rimasti accantonati per una sopravvivenza minima.

Firmare, allora, significa riconoscere agli immigrati niente più di quello che spetta ad un qualsiasi essere umano che contribuisce alla vita di un Paese. Firmare vuol dire far “progredire” il nostro stesso Paese, lasciando cadere nell’oblio politiche di respingimento disumane. Firmare, vuol dire dare il proprio piccolo ma profondo contributo per un nuovo inizio, per una rinascita che non è realizzabile solo tramite provvedimenti di natura economica, ma che, piuttosto, deve essere soprattutto umana.

Sara Marino Merlo

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