Convegno biomasse: Il punto di vista di Linda Marino

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convegno_biomasseSi è tenuto a Brolo, nella sala multimediale RITA ATRIA, la conferenza sul nesso utilizzo di Biomasse e Gestione dei Rifiuti organizzata dall’Associazione culturale SAK BE con la partecipazione di Legambiente.
Relatori: Salvatore Granata per Legambiente e Antonio Traviglia per la Sak Be oltre il contributo dei vari ospiti presenti in sala, tra gli altri, il rappresentante del comitato costituitosi nel vicino Comune di TORRENOVA, attualmente interessato dalla costruzione di tre impianti per la produzione di energia rinnovabile da biomasse.
Nel corso del convegno si è parlato di fonti di energia rinnovabile (tra cui le biomasse ovvero gli scarti biodegradabili, quali sottoprodotti agroforestale o la parte organica dei Rifiuti Solidi Urbani) e di impianto a biomasse: si tratta di una caldaia che sfrutta il calore prodotto dalla combustione della biomassa (combustibile secco) per la produzione di energia elettrica. Nelle centrali a “pirolisi e/o a gassificazione, la reazione chimica a “basse temperature” genera combustibili gassosi Synigas (in cui sono presenti metano, monossido di carbonio ed altri residui tra cui idrocarburi aromatici di tipo catramoso), liquidi (Olio di pirolisi) e solidi Char (una sorta di carbone molto sporco) che successivamente saranno sottoposti a combustione.

Nella combustione ciò che va attenzionato con serietà è la quantità di emissioni climalteranti. Questa “quantità nociva” e la conseguente sostenibilità, dipenderà ovviamente dalla quantità di materiale bruciato. Ne consegue che se l’impianto è realizzato in un’azienda agricola che lo sfrutta al fine di trasformare in energia, i propri sottoprodotti, l’impatto ambientale ed i rischi d’inquinamento appariranno sostenibili. Al contrario se l’impianto assume connotazioni industriali, le quantità sia del materiale da bruciare sia delle emissioni nocive ( cui si aggiungono le emissioni di CO2 determinate dal trasporto di materiale da diversi e più lontani luoghi) , saranno evidentemente sovradimensionate rispetto agli obiettivi di sostenibilità voluti dallo stesso protocollo di Kyoto con conseguenze gravi per l’ambiente e per l’uomo.
Da non sottovalutare inoltre che a seguito di finanziamenti ed incentivi statali sia verosimilmente ipotizzabile una vera e propria colonizzazione del territorio ad opera di quegli imprenditori che decidano d’investire in questo tipo d’impianti. (Nella vicina Torrenova le società interessate ai tre impianti appartengono tutte alla stessa holding che gestisce l’appalto per la raccolta e lo smaltimento dei RSU in piu’ di 1/3 del territorio della provincia di Messina)
Non è apparso chiaro inoltre, un altro dato che attiene al rapporto tra domanda ed offerta: la raccolta differenziata dell’ex ATO ME 1 produceva ogni anno poche tonnellate di scarti agricoli o verdi, gli impianti che insistono nel comune di Torrenova hanno una capacità di oltre 7000tonnellate/anno.
Inoltre, consentendo la legge, (Decreto Clini) la possibilità di bruciare nelle centrali a biomassa la parte biodegradabile dei RSU, nulla toglie che in una situazione di emergenza rifiuti, gli stessi impianti potrebbero rappresentare “la soluzione finale”.
La SAK BE con questa iniziativa (che non si è avvalsa della stampa né dei riflettori proprio per sfatare l’idea dell’ennesima passerella) ha voluto richiamare l’attenzione dei cittadini e dell’Amministrazione (erano presenti due consiglieri di minoranza) su un argomento di indubbio interesse generale, in cui la posta in gioco appare troppo alta per giustificare o consentire atteggiamenti e posizioni improntate alla superficialità.
Per questo motivo si è fatta promotrice di una proposta di delibera da presentare in Consiglio Comunale in cui si chiede l’impegno dell’Amministrazione a non consentire l’insediamento di impianti a biomassa sul territorio, qualora gli stessi contrastino con gli obiettivi di sostenibilità indicati dal PEARS e con il prevalente interesse del Comune di valorizzazione delle produzioni agroalimentari locali, della biodiversità, del patrimonio culturale e paesaggistico e non ultimo della salute dei cittadini.

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