Sak Be è produttrice del film “Ogni Giorno Come Se Fosse l’Ultimo”, liberamente tratto ed ispirato ai moti popolari brolesi del 14 marzo 1921 dove morì la giovanissima Angela Barà. Il film del giovane regista Italo Zeus prodotto da Sak Be vede la partecipazione di attori quali Antonella Nieri, Andrea Tidona, Anita Zagaria, e Antonio Iannello tutti volti televisivamente noti,la presenza di centinaia di comparse e le professionalità “dietro le quinte” di tanti artisti locali (l’aiuto regia Roberto Raffaele, gli scenografi Vittoria Cafarella e Pierluigi Gammeri, le musiche di Francesco Mastrolembo, dei Gemiti e dei Naiff solo per citarne alcuni).

RIASSUNTO:

Il 14 marzo 1921, Brolo fu scenario di uno sciopero, uno dei primi in un piccolo centro in Sicilia. La scintilla che fece scattare nella popolazione la necessità di far sentire la propria voce, fu il licenziamento arbitrario di un operaio malato per via del lavoro stesso. A guidare la protesta, un sardo trasferitosi a Brolo, Salvatore De Riu, che, reduce da esperienze sindacaliste al nord, diffondeva nella popolazione le idee socialiste. Quel giorno avrebbero  dovuto raggiungerli i componenti del sindacato di Messina, così da rendere più corposo e significativo lo sciopero, ma per oscuri motivi al loro posto scesero dei carabinieri guidati da un Tenente di un paese vicino. C’era infatti in atto, da parte dei proprietari di agrumeti e fabbriche, un sabotaggio sistematico di ogni tentativo di rivolta Ad una prima reazione di malcontento, segue la pacificazione e il corteo riprende il suo cammino. Giunti però alla chiesa madre, trovano schierati il maresciallo, il tenente, i carabinieri, il Sindaco. La discussione, o meglio, la provocazione si accende, quando un gruppo di donne, capitanate da Giuseppa Marzullo, arriva sul posto. Giuseppa vede Ettore, il figlio di una delle potenti famiglie dell’epoca , che estrae la pistola, vuole sparare a De Riu. La donna cerca di avvertirlo ma i rumori della folla glielo impediscono e scaglia una pietra che colpisce il Tenente. Si scatena il caos, partono dei colpi, uno dei quali ferisce De Riu, un altro, partito dalla pistola di Ettore colpisce una bambina di dieci anni, Angela Barà, che muore.

Furono arrestate 15 persone, tra cui De Riu e Giuseppa, colpevoli di aver provocato le violenze. Ettore venne convocato e subito prosciolto da ogni accusa, mentre i quindici furono portati in carcere. Giuseppa dovette portare con se il figlio di un anno perché doveva allattarlo. Fu data loro anche una pesante condanna economica.

Da quel giorno le loro vite furono segnate da angherie e miseria, licenziamenti e malevolenza pubblica. Mentre la madre di Angela Barà dovette fare i conti con una morte assurda e casuale.

Nel 1945, finita le seconda guerra mondiale, De Riu provò a chiedere una revisione del caso, ma le forme cambiano i contenuti no, al potere ci sono ancora le stesse famiglie, e la loro influenza riesce a far cadere nel dimenticatoio questi avvenimenti.

Il film “Ogni giorno come se fosse l’ultimo” parte proprio da qui, dalla fine, e attraverso flashback, metafore oniriche e immagini musicali, cerca di ripercorrere questa storia, attuale e forte, in cui emergono temi impegnativi, quali il diritto al lavoro, la condizione delle donne in quell’epoca, i sistemi di potere immutabili, il lavoro minorile, l’omertà.

Mentre il titolo fa riferimento al caso, a come la vita può cambiare in un attimo e senza avvertire, così da rendere quasi inutile la programmazione di un futuro, e quindi necessaria la costante presa di coscienza del quotidiano, nel quale bisogna lottare per migliorare le proprie condizioni di vita, nel 1921 come nel 2009.

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